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| Scarperia fu fondata l’8 settembre del 1306. Lungo quella via
che solcava gli Appennini e univa Firenze a Bologna, ai piedi
del passo del Giogo, il potente comune di Firenze individuò un
luogo ideale per costruire un nuovo castello, il “Castel San
Barnaba”. Forse perché alla scarpa degli Appennini, cioè ai
piedi, forse perché la salita al passo era alquanto ria, cioè
ripida, fatto sta che probabilmente collegandosi a questi
significati la sua localizzazione divenne per contrazione un
vero e proprio toponimo: Scarperia. A quei tempi era la più
importante via di comunicazione per chi volesse attraversare
l’Italia e univa il versante tirrenico alla pianura padana e al
centro Europa, elemento che fu decisivo nel determinare le
fortune e i declini di Scarperia attraverso i secoli.
La produzione di ferri taglienti si affermò fin dalle origini,
forse favorita da necessità militari o magari perché rispondeva
ai bisogni dei lavori nei campi, certo è che diventò sempre più
importante, agevolata dal flusso continuo di viandanti che
fecero conoscere i coltelli di Scarperia anche in Europa già a
partire dal ‘400. |
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Per oltre due secoli la fama delle
sue lame crebbe ma quando nel ‘700, quando i Lorena fecero
realizzare, più a nord, la via della Futa per raggiungere più
agevolmente Bologna e da lì la pianura padana e poi l’Europa,
l’antica direttrice del passo del Giogo conobbe una fase di
rapido declino e Scarperia, tagliata ormai fuori dal flusso
vitale dei traffici, conobbe tempi di profonda crisi. Fu solo
nella seconda metà dell’800 che si assisté ad una nuova crescita
della domanda; il regno d’Italia era ormai nato e la produzione
di Scarperia trasse nuova linfa dalle richieste provenienti
soprattutto dal meridione. Probabilmente anche per questo, fra i
coltelli tipicamente prodotti a Scarperia, se ne trovano molti
originari del Sud Italia, come il Calabrese, il Napoletano, il
Casertano. Il miglioramento ebbe però vita breve perché la legge
Giolitti del 1908 che poneva forti limitazioni al porto del
coltello, colpì duramente l’attività economica del luogo. Tutto
il ‘900, segnato dalle due guerre, fu attraversato da molti
tentativi di realizzare accordi produttivi fra aziende, ma mai
con successo. Ormai il declino delle oltre cento realtà
produttive che sopravvivevano agli inizi del secolo, era
segnato.
Negli anni ’80, grazie all’opera congiunta di cultori della
materia come Luciano Salvatici, Giancarlo Baronti e Silvio
Milani, nacquero il museo dei ferri taglienti e mostre e
manifestazioni dedicate, che favorirono la riscoperta culturale
dell’antica arte di Scarperia, dando la spinta ad un suo
completo apprezzamento e diffondendo un interesse sempre più
qualificato che oggi è più che mai presente in Italia e nel
mondo. |
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